Czesc Poland

“Hi, nice to meet you!”.

Da buon Cristoforo Colombo (o Cristoforo u figghjju i Cicciu u ‘mericanu per gli amici) il mio viaggio è iniziato alla scoperta di nuovi mondi.
L’esperienza che con molta probabilità ricorderò per sempre.

All’atterraggio parte un caloroso applauso, allorché il dubbio è sorto spontaneo: o è pieno di meridionali in vacanza su questo aereo Bergamo-Krakow solo andata, oppure siamo importatori sani di malcostume e la notizia degli applausi imbarazzanti è arrivata fin qui.
Purtroppo non ho avuto il tempo di indagare approfonditamente (anche se il dubbio è rimasto) il profumo di avventura mi richiamava troppo. Ogni cosa appariva ai miei occhi come di origine extraterrestre, come se il viaggio durato appena 1:30 minuti fosse stato di giorni verso chissà quale pianeta. La cosa stranamente mi piaceva. Ero pronto ad affrontare gli amici alieni, già l’immaginavo con tre dita per mano, due occhi a forma di oliva e di colore verde.
Mentre attendevo i bagagli già pensavo al mio futuro migliore amico di sangue verde che mi avrebbe trasportato su una navicella volante per le vie della città. Nemmeno il tempo di volare con la fantasia che le mie valigie arrivano. Son così piene che non so nemmeno per quale santo non siano scoppiate durante il volo.

Cielo grigio e niente alieni.

“Wow, are you from Italy? Pizza, spaghetti e cappuccino“.
Catalogato come una pizza gigante spaghettaro dal sapore di latte al caffe, come prevedibile mi son ritrovato con un pentolino da doppia porzione a fare 1 KG di pasta per dieci persone.
La cosa meravigliosa delle cucine dei dormitori universitari è che hai l’opportunità di incontrare tutto il mondo nel giro di un ora.
Chiedendo scusa alla cucina italiana, per la prima volta in vita mia ho usato un concentrato di pomodoro che se lo sanno in Calabria mi mettono nella black list dell’aeroporto di Sant’Eufemia.
Aggiunto un po’ di tonno e qualche oliva, ve la presento: quella classica pasta che si cucina quando nel frigorifero ormai è rimasta solo la luce accesa.
Turchi, Spagnoli, Polacchi, Portoghesi e persino un Finlandese, hanno gradito. “Salute per le tue mani” dice il mio amico Mustafà, che gentile che è stato.
Tra l’altro grande intenditore di strumenti musicali, nonché musicista. Suona la zampogna che lui chiama “Tulum” e conosce anche la lira calabrese che per lui è una specie di “Kemence”. Ho imparato più cose da lui in tre ore che da un qualsiasi negozio di strumenti musicali.

“Cheers, Cin Cin, Zdrowia”
Cracovia è una città che non dorme mai, ogni attività ha la sua ora.
Durante il giorno è invasa da turisti, durante la notte invasa dal divertimento. Ogni genere di divertimento, puoi veramente trovare di tutto, stupisce in tutti i sensi.
I polacchi sono un popolo meraviglioso. Gentili, disponibili e grati per la vita. Ma mai negare una vodka. Nemmeno se sei astemio e rischi di vomitare per giorni, qui è peccato mortale non bere.
Essere astemio in questo posto equivale a disgustare la parmigiana in Calabria, non bere vino a San Vito, non aver mai mangiato un babà a Napoli e disgustare il pane ca meuza a Palermo.
Dopo averla assaggiata capisco il perché: “E’ buonissima!”.

Ripasso per l’ennesima volta da piazza del mercato.
“Pensate al futuro che vi aspetta, pensate a quello che potete fare, e non temete niente”, la frase di Rita Levi di Montalcini mi tuona nella mente.

Welcome to Krakow.

Cześć Poland.

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