Quella volta che si ruppe la valigia sulla salita del polifunzionale.

Certe cose le capisci a primo impatto..  non ci sono dubbi.. se tu metti piede in un posto  in cui la gente va a lezione con la valigia… è subito chiaro che c’è qualcosa che non torna!

Per Lei fu così.. fu subito immediatamente chiaro che tutta una vita, sogni , progetti, libri, scarpe e stivali in quantità industriali, si possono tranquillamente infilare in un piccolo oggettino munito di rotelle,  dimensioni medie 55 x 40 x 20 ( come ci spiega la Ryanair ) e paradossalmente essere portati ovunque! Questa è la prima cosa che il Campus le ha insegnato…

La seconda cosa che ha imparato è stata ancora più immediata… non era la sola! Era pieno li intorno di altri piccoli possessori di valigia ( chi troppo grande, chi troppo piccola, borsoni da calcio, borse da palestra, la scelta è vasta signore e signori) che come lei percorrevano quel ponte  di lunedì mattina portandosi dietro forse un po’ troppe cose… (cosa sono in fondo 5 giorni.. venerdì si scende a casa… ) portandosi dietro un po’ della vita lasciata “al paese” come un suo amato prof soleva dire… per essere poi reimpiantata in quell’ambiente metallico e cubico.. che presto sarebbe diventato familiare ed accogliente come poche installazioni architettoniche sanno essere ( si lo sappiamo bene.. cubi arancioni su ponte in metallo con l’intonaco caduto, cosa c’è di familiare? Tanto.. ma davvero tanto per chi ci ha saputo camminare con e vivere la in mezzo.. e non solo capitare li di passaggio).

La terza cosa che ha imparato, e solo il tempo glielo ha insegnato.. è che la valigia pian pianino si rimpicciolisce.. non aveva  più bisogno di così tante cose in fondo.. non aveva più necessità di trasportare la sua vita.. la sua vita iniziava a prender forma proprio li.. in quel microcosmo popolato dalla più vasta selezione di individui dai 18 anni in su che si muovevano, vivevano, studiavano, crescevano, cambiavano…

Ma la cosa più importante.. forse la più difficile di tutti è stata quella imparata invece l’ultimo giorno.. il giorno in cui con la sua bella corona d’alloro in testa, disse arrivederci a quel campus.. il giorno in cui in quella valigia c’erano dentro non più i ricordi di una vita da liceale che si affaccia all’università… ma i ricordi di una vita da universitaria che si affaccia alla vita (punto).  La cosa  più importante che ha imparato è che in una valigia ci sta di tutto, dal vestiario al cibo “homemade”, e che ti seguirà davvero ovunque se hai forza nelle braccia  ( o qualche simpatico autista di bus dal cuore tenero a vedere una ragazza che ha dei bagagli che sommati insieme fanno più del doppio del suo peso)… il campus le ha insegnato che quella non era la meta.. non era  la destinazione… ma solo l’inizio di un viaggio un po’ più lungo di 5 giorni a settimana… che la valigia da portar dietro non era da riempire di vestiti e cianfrusaglie, ma quella piena di conoscenza ( ah si.. ci eravamo dimenticati di sottolineare che Lei oltre a tutto questo viaggiare studiava anche ) di sorrisi, di amici vecchi e nuovi, di coinquilini più o meno improponibili e meravigliosi, di ore di studio e di disperazione, di nottate passate a ridere e scherzare e di nottate passate ad odiare libri-quaderni-professori-assistenti-echipiùnehapiùnemetta. L’ultima cosa che Lei ha imparato è che quella valigia di ricordi è leggera da trasportare… si infila tranquillamente al centro leggermente spostata sulla sinistra.. si proprio li all’altezza del cuore… e la puoi aprire quando vuoi perché sta sempre li…

Ma eravamo partiti da un’aneddoto.. e non vorremmo certo dimenticarlo… oggi si parlava di quella volta che ruppe la valigia sulla salita del polifunzionale… e cosa ve lo dico a fare? Si è rotta.. esattamente in 3 pezzi… asimmetrici..  alle 13:00 di un’afoso venerdì mattina di luglio a Cosenza…  devo continuare??

Morale della storia…

“L’università ti fornirà un bagaglio culturale e di esperienze di vita che non dimenticherai mai!”

Vedete, chissà uno cosa si immagina… si tratta solo di una valigia!