La verità a prova di newbie

Una forte fitta al petto segnala qualcosa di cattivo in corso, ma non questa volta, non ora.
Sembra un mercoledì sera come tanti da due anni a questa parte, ma stasera c’è un odore diverso nell’aria, un odore di casa. La voglia di tornare in terra madre gioca brutti scherzi dunque è l’ora di far qualcosa.
Esiste il teletrasporto? Non ancora, ma esiste la musica che riesce a unire un insieme di magie sconosciute che possono riportare “ricordi che avevi coperto di sabbia”.
Mi catapulto in un parco gigante pieno di persone, stasera c’è qualcuno che conosco abbastanza bene (come artista s’intende) che canta.
E a dire il vero canta e suona davvero bene, tanto bene da essere ormai mainstream. Lo senti alla radio, lo leggi sui giornali e fra poco (forse) potrai vederlo anche in TV.
Parte la musica e non esisto più. Torno indietro con gli anni, ma pian piano senza fretta, pronto a godermi il momento.
Prima ad un paio d’anni fa, subito dopo ad un lustro fa, e cosi via fino alla ciliegina finale, costumino da bagno ed estate 1997.
Un percorso all’indietro perfetto per scatenare in me un tripudio di emozioni che fatico a descrivere.
Provate a guardare un film bellissimo, di quelli a cui dareste Oscar, Palma e Leone d’oro, ma con il rewind attivo. Più o meno è andata così.
Mi ritrovo al cubo 31B del ponte Pietro Bucci, meta degli aspiranti matematici e informatici, al sole caldo cosentino appena al tramonto, le colline davanti e la sensazione di benessere sul viso. Pronto a raggiungere altri compagni d’avventura per chissà quale cena improvvisata, quale chitarra stonata, quale storia da ascoltare o da inventare.
Proprio quel ponte calpestato per la prima volta nel lontano 2009 per iniziare un percorso lontano da casa (ma nemmeno così tanto).
E poi indietro e ancora indietro fino ad arrivare al punto di rottura per qualsiasi persona cuoredotata.
Durante “Guardia ’82” si vede, percepisce e sente un inno di nostalgia di quell’infanzia calabra non troppo lontana, costellata da tradizioni, di falò sulla spiaggia, di serate con i cugini del nord, di sagre, di feste del paese, di carne del maiale, del treno che passa in quella linea poco trafficata, del mare limpido, dei palloni arancioni sempre troppo consumati, delle bottiglie di Fanta di un trentennio prima, dei pomodori al mattino, di zio Mimmo con la bicicletta e zio Pino sotto l’albero di fichi, del nonno che dorme attaccato alla finestra e della nonna che gira i fichi da seccare per l’inverno e cosi via: per quasi tutti ormai ricordi lontani.
Mi fa strano pensare che guardando la Mole oggi, io possa scrivere questa fantastica storia piena di saudade tipica di Luglio, chissà se dall’altra parte della Mole qualcuno sta scrivendo un pezzo simile al mio e chissà quante altre persone ancora guarderanno la Mole, il Duomo, il Colosseo o Piazza Grande cercando di trasformare in testo un pezzo di cuore che cosi ostinatamente non ha voluto tagliare le radici e vive ancora in un angolo di Calabria.
Quindi quando ascoltate un pezzo di Dario, fatelo con calma, analizzate le frasi, le parole.
Provate a teletrasportarvi in un luogo che vi provoca conforto, gioia e sicurezza.
Provate a ritornare bambini, pensate ai vostri genitori, ai vostri nonni, al resto della famiglia, al vostro percorso passato e al vostro futuro.
Sento una voce familiare in lontananza che mi chiama, il concerto è concluso: “Compà, allora? A casa tutt’apposto?” A casa tutto bene. Grazie.