Taglio cantato in La maggiore

Broccoli affogati alle prime luci del mattino.
L’odore è talmente pesante che affogherei dentro per la disperazione e ci metterei anche un pò di pinzimonio(cazzimperio per gli amici) sopra.
Beh, è questo l’odore che sento al mattino appena sveglio da due mesi a questa parte.

Questa è POLONIA. Sembra uno spot degno di un film che racconta gesta di antichi dei greci, e forse così dovrebbe essere.
Perché per me, i polacchi sono degli eroi. Dopo aver visto Auschwitz, credo che solo degli eroi avrebbero potuto rialzarsi dopo quella pagina triste della storia. Polonia è senso di unità, di bandiere alla finestra il giorno dell’indipendenza, di pierogi condivisi, di rispetto per gli altri e per il bene comune.

Spesso mi ritrovo a riflettere sulle differenze tra le persone, tra i popoli. Diverse nazioni con pregi e difetti. E’ un po’ quello che cercavo in questa esperienza: conoscere. Conoscere il più possibile.

Vedere, con i miei stessi occhi, i volti di quelle persone che condividono con me il pianeta intero.
Sentire, con le mie orecchie, le storie di diverse difficoltà vissute in paesi a migliaia di chilometri dal mio.
Toccare con mano i muri di quegli edifici che hanno vissuto epoche difficili ma anche epoche gloriose.
Annusare i profumi dei giardini curati e di un ormai tramontato autunno che regala giochi di colori meravigliosi.
Assaporare una cucina così diversa dalla mia, influenzata da tante altre cucine importatrici.

In fondo è questo che rimane del viaggio: la conoscenza.

Ho sempre pensato che conoscere è il primo passo contro l’ignoranza, un balzo verso la civiltà. Ognuno di noi ha dei sogni riservati nel cassetto dei calzini spaiati. Il mio è quello di conoscere.

Conoscere, cioè sapere.
Sapere che i migranti nelle case d’accoglienza a Tor Sapienza non sono la causa della mancanza di lavoro o di posti disponibili nelle case popolari.
Gente che ogni notte soffre di insonnia per la tragedia vissuta in guerra, che cerca, come tutti, un futuro migliore da regalare ai propri cari, con la sofferenza di essere lontano da casa e con la speranza un giorno di rivedere il giardino in cui hanno trascorsa l’infanzia.

Sapere che quando si picchiano dei manifestanti, per di più operai, vuol dire che c’è qualcosa di sbagliato.
E’ come se, mentre leggo il giornale, appare la vecchia scritta “WRONG WAY” di Colin McRae II, quando invertivo rotta per fare un frontale con le macchine avversarie.

Conoscere è anche questo: farsi un’idea della realtà. Ognuno con la sua idea, giusta o sbagliata che sia, l’importante è che sia propria. Con tanto di cerchietto da copyright sopra.

Il divagare del discorso mi ha fatto perdere il punto principale: quello che mi ha fatto sorridere di più. Il mio taglio cantato in La maggiore.
Per la prima volta ho partecipato ad un taglio di capelli cantato.
Una stupenda signora sulla cinquantina, mentre tagliava la mia “capa rezza”, rideva e cantava.
Come se fuori ci fosse il mare, il sole, i bambini giocare sulla battigia, il cruciverba sotto l’ombrellone e il gelato al limone dell’Algida. Tutto in un sorriso.
I venti minuti che mi hanno ricordato di quanto è bella la vita.
Non “parlava” una parola di inglese, solo polacco. Mi parlava come se io riuscissi a capire. Ha mandato letteralmente a quel paese la torre di Babele. Ma, in fondo, è vero.
Anche nelle differenze si può sognare con un sorriso.

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